Segnalazione CRIF: tempi di cancellazione e come verificarla

Persona che consulta il report dei propri dati creditizi a casa

Il finanziamento viene rifiutato, l’operatore accenna a “una segnalazione” e da lì comincia una ricerca confusa fatta di forum, offerte di cancellazione a pagamento e informazioni contraddittorie. La verità è che la **segnalazione CRIF**, o più correttamente la registrazione nei sistemi di informazioni creditizie, segue regole scritte, con tempi definiti e con un diritto di accesso che non costa nulla. Conoscerle evita sia il panico sia le truffe.

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Che cosa sono i SIC e cosa contengono

I Sistemi di Informazioni Creditizie sono banche dati private a cui banche e società finanziarie comunicano l’andamento dei rapporti di credito. CRIF gestisce il più noto in Italia, chiamato EURISC, ma non è l’unico operatore sul mercato.

Il primo equivoco da rimuovere è che si tratti di elenchi di cattivi pagatori. Nei SIC finiscono anche, e soprattutto, le informazioni positive: finanziamenti rimborsati regolarmente, rate pagate nei termini, rapporti chiusi senza problemi. Un mutuo pagato con puntualità per dieci anni è un dato che gioca a tuo favore quando chiedi credito.

Le informazioni tipiche di una posizione registrata comprendono la tipologia del contratto, l’importo, la durata, la data di avvio, lo stato del rapporto, l’andamento dei pagamenti mese per mese e l’eventuale presenza di garanti o cointestatari.

Quando scatta una segnalazione negativa

La registrazione di un ritardo non è immediata né arbitraria. Il codice di condotta che regola i SIC prevede una soglia e un preavviso.

  • Il ritardo diventa segnalabile a partire dal mancato pagamento di **due rate consecutive** oppure di due mensilità, a seconda della struttura del rapporto.
  • Prima che l’informazione negativa venga resa visibile agli altri operatori, il creditore deve inviare al cliente un **preavviso**, di norma per iscritto, che indica l’intenzione di procedere.
  • La visibilità effettiva agli altri intermediari matura dopo un intervallo tecnico, che nella pratica si aggira intorno ai sessanta giorni.

Il preavviso è un momento cruciale e troppo spesso ignorato. È la finestra in cui sanare la posizione evita del tutto la registrazione negativa. Chi riceve quella comunicazione dovrebbe contattare immediatamente il creditore, anche solo per concordare un piano di rientro.

Ritardo, morosità, sofferenza

Le tre parole non sono sinonimi e hanno conseguenze diverse.

Il **ritardo** è il pagamento tardivo di una o più rate, poi regolarizzato. La **morosità** grave indica un inadempimento protratto senza regolarizzazione. La **sofferenza** è la classificazione, prevista dalle regole di vigilanza, di un debitore ritenuto in stato di insolvenza; viene comunicata alla Centrale dei Rischi di Banca d’Italia ed è la situazione più pesante.

Per quanto tempo restano visibili i dati

I tempi di conservazione sono predeterminati e decorrono automaticamente. Non serve chiedere la cancellazione: alla scadenza il dato smette di essere visibile.

  • **Richiesta di finanziamento non ancora perfezionata**: fino a sei mesi dalla richiesta, o trenta giorni se l’istruttoria si chiude prima.
  • **Richiesta rifiutata o rinunciata**: circa un anno.
  • **Ritardo di una o due rate poi sanato**: dodici mesi dalla regolarizzazione.
  • **Ritardo di tre o più rate poi sanato**: ventiquattro mesi dalla regolarizzazione.
  • **Morosità grave non sanata**: fino a trentasei mesi dalla data di scadenza contrattuale del rapporto o dalla sua chiusura.
  • **Informazioni positive su rapporti conclusi regolarmente**: sessanta mesi dalla cessazione.

Due precisazioni pratiche. La prima è che i termini decorrono dalla regolarizzazione, non dalla data del ritardo: rinviare il pagamento sposta in avanti l’intero orizzonte. La seconda è che, finché il dato è visibile, nessuno può farlo sparire prima. Chi promette la cancellazione anticipata dietro compenso propone un servizio che non può erogare.

Come ottenere la visura dei propri dati

Il diritto di accesso ai dati personali è garantito dalla normativa europea sulla protezione dei dati e non ha costi per l’interessato. La procedura è semplice.

  1. Individua i gestori dei principali SIC operanti in Italia e le rispettive pagine dedicate all’accesso ai dati.
  2. Compila il modulo di richiesta indicando i tuoi dati anagrafici.
  3. Allega copia di un documento di identità in corso di validità.
  4. Invia la richiesta con il canale indicato, che può essere il portale online, la posta elettronica certificata o la raccomandata.
  5. Attendi la risposta, che deve arrivare entro i termini previsti dalla normativa, di norma un mese prorogabile in casi complessi.

Il report che ricevi elenca le posizioni registrate a tuo nome, lo stato dei pagamenti e i soggetti che hanno consultato i tuoi dati. È utile richiederlo prima di una domanda importante, come un mutuo, per non scoprire eventuali sorprese durante l’istruttoria.

Accanto ai SIC privati esiste la Centrale dei Rischi gestita da Banca d’Italia, che raccoglie le posizioni sopra determinate soglie e le sofferenze. Anche in quel caso l’accesso ai propri dati è gratuito e si richiede direttamente all’istituto, tramite i canali indicati sul suo sito.

Cosa fare se il dato è errato

Un errore può nascere da un pagamento non registrato, da un’omonimia, da un contratto mai sottoscritto in caso di frode d’identità o da una comunicazione tardiva dell’intermediario.

La regola d’oro è che la rettifica va chiesta a chi ha comunicato il dato, cioè alla banca o alla finanziaria, non solo al gestore della banca dati. Il gestore registra ciò che riceve e può aggiornare solo su indicazione della fonte.

Il percorso corretto prevede quattro passaggi: reclamo scritto all’intermediario con la documentazione probatoria, richiesta di rettifica anche al gestore del SIC per conoscenza, sollecito se non arriva risposta nei termini, ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario o segnalazione all’autorità di controllo sui dati personali in caso di inerzia. Se all’origine c’è un uso fraudolento della tua identità, la denuncia alle autorità è il primo atto da compiere.

Come si ricostruisce un profilo dopo una segnalazione

L’attesa non è passiva. Nei mesi in cui il dato negativo resta visibile si può lavorare su ciò che verrà osservato dopo.

  • **Regolarizza e documenta.** La data di sanatoria fa partire il conto alla rovescia: anticiparla di tre mesi significa riacquistare tre mesi di storia pulita.
  • **Non moltiplicare le richieste.** Domande ripetute in poche settimane restano visibili e vengono lette come un segnale di difficoltà.
  • **Mantieni almeno un rapporto positivo attivo**, gestito con puntualità, per generare informazioni favorevoli.
  • **Riduci l’esposizione complessiva** prima di chiedere nuovo credito, perché il rapporto tra rate e reddito pesa quanto la storia.
  • **Verifica la visura a ridosso della scadenza** dei termini, per accertarti che l’aggiornamento sia avvenuto.

Il tema della ricostruzione del profilo si collega direttamente alle cause più frequenti di rifiuto di un finanziamento, approfondite nella sezione punteggio di credito.

Chi può consultare i tuoi dati e quando

L’accesso ai sistemi di informazioni creditizie non è libero. Possono consultarli solo i soggetti che partecipano al sistema, cioè banche, intermediari finanziari e società che erogano credito, e solo per finalità di valutazione del merito creditizio nell’ambito di un rapporto in corso o di una richiesta presentata dall’interessato.

Il cliente deve essere informato al momento della richiesta di finanziamento, attraverso l’informativa sul trattamento dei dati personali. La consultazione lascia una traccia che compare nella visura: nel report trovi l’elenco dei soggetti che hanno interrogato la banca dati e la data. È un elemento utile anche per accorgersi di richieste di credito presentate a tuo nome senza il tuo consenso, che sono il primo segnale di un furto di identità.

Non possono invece accedere ai dati datori di lavoro, locatori, fornitori di servizi non finanziari o privati cittadini. Chi ti chiede una visura per finalità diverse dal credito sta domandando qualcosa che la normativa non consente.

Prima di una richiesta importante: il controllo dei sei mesi

Chi prevede di chiedere un mutuo o un finanziamento rilevante nel giro di un anno ha convenienza a impostare un controllo preventivo, invece di scoprire eventuali criticità durante l’istruttoria.

  1. **Sei mesi prima**: richiedi la visura ai principali gestori e verifica la correttezza di ogni posizione.
  2. **Cinque mesi prima**: apri eventuali contestazioni, che richiedono tempi tecnici per essere lavorate.
  3. **Quattro mesi prima**: chiudi le linee di credito inutilizzate, come carte con plafond aperto mai usate, che comunque riducono la capacità di indebitamento residua.
  4. **Tre mesi prima**: evita di presentare nuove richieste di credito, anche piccole, e di attivare dilazioni sugli acquisti online.
  5. **Un mese prima**: raccogli la documentazione reddituale e verifica di nuovo la visura, per accertarti che gli aggiornamenti siano stati recepiti.

Questa sequenza non produce miracoli, ma elimina quasi tutte le sorprese evitabili e migliora sensibilmente la qualità del profilo presentato all’istruttoria.

Le trappole da riconoscere

Tre segnali dovrebbero far scattare l’allarme. Il primo è la promessa di cancellazione immediata a pagamento: non è nella disponibilità di nessun operatore privato. Il secondo è l’offerta di finanziamenti “garantiti anche a protestati e cattivi pagatori senza controlli”: chi opera regolarmente ha l’obbligo di valutare il merito creditizio. Il terzo è la richiesta di anticipi su presunte spese di istruttoria prima dell’erogazione, tipica dello schema fraudolento del falso finanziamento.

Chi ha una posizione difficile ha strumenti legittimi: la rinegoziazione con il creditore, il consolidamento dei debiti, gli strumenti di composizione della crisi da sovraindebitamento previsti dall’ordinamento. Alcuni di questi percorsi sono esaminati nella sezione prestiti.

In conclusione

La segnalazione nei SIC non è un marchio permanente, ma un’informazione con una scadenza precisa. Conoscere il momento in cui scatta permette di evitarla con un pagamento tempestivo; conoscere i tempi di conservazione permette di programmare quando avrà senso ripresentarsi a chiedere credito. La leva più efficace resta la più banale: pagare nei termini e, quando non è possibile, parlare con il creditore prima che scada il preavviso.

Questo contenuto ha scopo informativo e non sostituisce l’assistenza di un professionista: tempi, procedure e regole applicabili vanno verificati presso gli intermediari e i gestori dei sistemi di informazioni creditizie.

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andre