Cambiare banca è una di quelle cose che quasi tutti rimandano per anni. La ragione non è economica, è logistica: il timore che una domiciliazione salti, che lo stipendio finisca sul conto sbagliato, che una bolletta resti impagata. La **portabilità conto corrente** esiste proprio per rimuovere questo attrito, ed è regolata da norme europee recepite in Italia che fissano tempi certi e gratuità dell’operazione.
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Che cosa comprende il trasferimento
La procedura non trasferisce il conto in senso letterale: apre un nuovo rapporto e sposta su di esso i servizi di pagamento collegati al vecchio. Nello specifico riguarda:
- gli **ordini permanenti di bonifico**, per esempio quelli verso un conto di risparmio o verso un familiare;
- gli **addebiti diretti SEPA**, cioè le domiciliazioni di utenze, abbonamenti, rate e premi assicurativi;
- i **bonifici ricorrenti in accredito**, come stipendio, pensione o altri redditi periodici;
- il trasferimento del **saldo** residuo alla data concordata;
- la **chiusura del vecchio conto**, se richiesta.
Non rientrano automaticamente nella procedura i dossier titoli, i finanziamenti in essere, le carte di credito revolving collegate e i prodotti di risparmio gestito: per quelli servono operazioni distinte, che possono avere costi propri.
Tempi e gratuità
La normativa fissa un termine massimo per il completamento del trasferimento all’interno del territorio nazionale: **dodici giorni lavorativi** dalla ricezione della richiesta completa da parte della nuova banca.
L’operazione è **gratuita** per il consumatore. Non possono essere addebitate spese né dalla banca di partenza né da quella di destinazione per il trasferimento in sé. È previsto inoltre un meccanismo di indennizzo automatico a favore del cliente se il termine non viene rispettato per causa imputabile a uno degli istituti.
Anche la chiusura del conto è gratuita, come stabilito dalle disposizioni in materia di trasparenza bancaria. Restano invece dovute le competenze maturate fino alla chiusura, come la quota di canone del periodo e l’eventuale imposta di bollo.
La procedura passo per passo
- **Apri il nuovo conto.** Il trasferimento si richiede alla banca di destinazione, non a quella di provenienza.
- **Compila il modulo di richiesta.** È un modello standardizzato in cui indichi quali servizi vuoi trasferire e da quale data.
- **Indica la data di decorrenza.** Puoi scegliere il giorno a partire dal quale i pagamenti devono essere eseguiti sul nuovo conto.
- **Decidi se chiudere il vecchio conto.** Puoi anche tenerlo aperto per un periodo di sicurezza.
- **Attendi la comunicazione della vecchia banca**, che deve trasmettere alla nuova l’elenco dei servizi attivi.
- **Verifica l’attivazione** delle domiciliazioni sul nuovo conto prima di considerare conclusa l’operazione.
I documenti richiesti sono quelli ordinari per l’apertura di un rapporto: documento di identità in corso di validità, codice fiscale e le informazioni necessarie all’adeguata verifica della clientela prevista dalla normativa antiriciclaggio.
Cosa può andare storto, e come prevenirlo
La procedura funziona bene, ma alcuni punti restano fuori dal suo perimetro e producono la quasi totalità dei problemi.
I pagamenti con carta, non con addebito
Abbonamenti a servizi digitali, palestre, assicurazioni sottoscritte online: molti sono addebitati sulla **carta**, non tramite addebito diretto sul conto. La portabilità non li trasferisce, perché tecnicamente sono operazioni su uno strumento di pagamento e non domiciliazioni. Vanno aggiornati manualmente inserendo i dati della nuova carta.
La contromossa è ricavare dall’estratto conto della carta degli ultimi dodici mesi l’elenco completo dei pagamenti ricorrenti e aggiornarli uno per uno.
L’IBAN comunicato a terzi
Datore di lavoro, ente previdenziale, Agenzia delle Entrate per gli eventuali rimborsi, scuola, condominio, inquilini: tutti i soggetti che ti pagano o che addebitano su richiesta devono ricevere il nuovo IBAN. Alcuni flussi rientrano nella portabilità, altri no, e in ogni caso la comunicazione diretta accorcia i tempi.
Il saldo trasferito troppo presto
Se il saldo viene spostato prima che gli ultimi addebiti siano stati eseguiti, il vecchio conto può andare in scoperto, con interessi debitori e possibili segnalazioni. Conviene lasciare sul vecchio conto un piccolo cuscinetto per almeno due mesi.
I prodotti collegati
Un conto spesso è il perno di altri rapporti: fido, mutuo con condizioni legate all’accredito dello stipendio, polizza abbinata, deposito titoli. Chiudere il conto può far decadere condizioni agevolate. Va verificato prima, non dopo.
Quando conviene cambiare davvero
La decisione va presa sui numeri, confrontando quanto hai speso realmente nell’ultimo anno con l’ipotesi di costo del nuovo conto sul tuo profilo di utilizzo. Il metodo per ricostruire la spesa effettiva è descritto nella sezione banche.
Ci sono però anche motivi non economici che giustificano il trasferimento:
- l’operatività digitale è insufficiente e ti costringe a recarti in filiale per operazioni ordinarie;
- l’assistenza clienti non risponde in tempi accettabili;
- il conto non offre funzioni che ti servono, come i sottoconti o le carte per i figli minori;
- la banca non è competitiva sulla remunerazione della liquidità o sulle condizioni di credito.
Al contrario, non conviene cambiare per inseguire un bonus di benvenuto se il canone torna pieno dopo dodici mesi, né se hai un mutuo in corso con condizioni legate al rapporto.
Conto di base e diritto all’apertura
Chi ha difficoltà ad accedere a un rapporto bancario può richiedere il **conto di base**, uno strumento previsto dalla normativa europea che garantisce i servizi essenziali a condizioni predefinite, gratuito per le fasce socialmente svantaggiate secondo i parametri stabiliti. È una tutela poco conosciuta, ma utile a chi si è visto rifiutare l’apertura.
Vale la pena ricordare che una banca può rifiutare l’apertura di un rapporto per ragioni legate alla normativa antiriciclaggio, ma deve motivare il rifiuto quando riguarda un conto di base.
Una lista di controllo per le due settimane successive
- Verifica che lo stipendio o la pensione sia stato accreditato sul nuovo conto.
- Controlla che le utenze siano state addebitate correttamente al primo ciclo utile.
- Aggiorna i pagamenti ricorrenti su carta.
- Comunica il nuovo IBAN ai soggetti esterni ai flussi automatici.
- Verifica che il fido, se necessario, sia stato riconosciuto sul nuovo rapporto.
- Solo a questo punto chiudi il vecchio conto e conserva la contabile di chiusura.
Conservare la documentazione della chiusura è importante quanto la chiusura stessa: è la prova che il rapporto è cessato e che non restano canoni o imposte in maturazione.
L’effetto sul profilo creditizio
Cambiare banca non produce di per sé alcuna conseguenza negativa sulla valutazione del merito creditizio: non è un’informazione che finisce nei sistemi di informazioni creditizie. Può però avere un effetto indiretto, perché l’anzianità di rapporto e la conoscenza diretta del cliente pesano nelle politiche di alcuni istituti quando si valuta una richiesta di credito. Chi ha in programma un mutuo nei mesi successivi può preferire di completare prima quella pratica. Il tema è approfondito nella sezione punteggio di credito.
Il caso particolare del conto cointestato
Quando il rapporto e cointestato la portabilità richiede il consenso di tutti gli intestatari, anche se la firma sul conto è disgiunta. È un punto che genera ritardi frequenti, perché la banca di destinazione non può avviare la procedura con una sola sottoscrizione.
Vale la pena ricordare che, in un conto cointestato, gli intestatari rispondono in solido verso la banca per l’eventuale saldo negativo, a prescindere da chi abbia materialmente disposto le operazioni. Prima di chiudere un rapporto condiviso, quindi, è opportuno verificare che non restino fidi utilizzati o addebiti in corso di lavorazione.
Un altro caso frequente e quello del conto intestato a una persona anziana con delega a un familiare: la delega non si trasferisce automaticamente al nuovo rapporto e va ricostituita presso la banca di destinazione, con la presenza del titolare.
Portabilita del conto e portabilità del mutuo: due cose diverse
L’espressione portabilità viene usata in due contesti che non hanno nulla in comune, è la confusione è frequente.
La portabilità dei **servizi di pagamento** è quella descritta finora: sposta domiciliazioni, accrediti e saldo da un conto a un altro, con termine di dodici giorni lavorativi.
La portabilità del **mutuo**, chiamata comunemente surroga, è un’operazione diversa: trasferisce un finanziamento ipotecario in essere a una nuova banca, che subentra nell’ipoteca gia iscritta, mantenendo debito residuo e garanzia. È gratuita per il cliente, non comporta il pagamento di penali e non richiede la cancellazione dell’ipoteca esistente.
I due percorsi possono essere avviati indipendentemente: si può trasferire il conto senza toccare il mutuo, e viceversa. In pratica, però, molte banche legano condizioni migliori sul mutuo all’accredito dello stipendio presso di loro, quindi vale la pena valutarli insieme quando si sta rivedendo l’intero rapporto bancario.
In conclusione
La portabilità ha eliminato l’ostacolo burocratico, ma non quello organizzativo: la parte che richiede attenzione è l’inventario dei pagamenti ricorrenti che viaggiano sulla carta e delle comunicazioni ai soggetti esterni. Chi dedica un’ora a costruire quell’elenco prima di avviare la procedura completa il trasferimento senza alcun disservizio, e nella maggior parte dei casi scopre anche due o tre spese ricorrenti che aveva dimenticato di avere.
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza personalizzata: tempi, condizioni e servizi trasferibili vanno verificati presso gli intermediari coinvolti e nella documentazione contrattuale.